Don Totò

Un giorno don Totò aveva raccontato al figlio: - Io parlo spesso con gli uccellini ed essi mi ascoltano. In passato ho scoperto dei ragazzini che li catturavano in campagna.
Restai esterrefatto poiché mi sembrò una cosa assai crudele; li prendevano vivi in una maniera ingegnosa e disgustosa: stendevano sull’erba una fitta rete su cui avevano spalmato una sostanza viscida e appiccicosa. Quando gli uccellini si posavano sopra, restavano inevitabilmente attaccati e incollati.
Cominciavano a dibattersi, ma non potevano più volare.
Erano bloccati, vivi, ma prigionieri di quei crudeli ragazzi.
Essi li andavano a vendere a dei negozianti che avevano delle voliere e tante varietà di uccelletti. A quanto pare, quelle povere bestiole venivano pagate bene se catturate vive.
Ero inorridito da tanta insensibilità.
Cominciai a sognare ogni notte il volo meraviglioso di quegli uccellini, li vedevo disperati e atterriti non appena venivano catturati.
Per me era diventato un incubo; ho sempre amato tutti gli animali, ma per gli uccelli ho avuto una passione particolare.
Un giorno ebbi un’ispirazione.
Mi procurai una rete e la spalmai della medesima sostanza adoperata da quei ragazzi.
Tornai in campagna, nel luogo preciso ove avvenivano le sacrileghe catture e, nascosto, attesi che arrivassero i ragazzi.
All’improvviso lanciai su di loro la rete e vi restarono invischiati.
Presero a gridare e a sbraitare cercando di togliersela di dosso.
Naturalmente non ci riuscirono ed erano tutti sporchi e imbrattati di colla.
Io uscii dal mio nascondiglio e feci loro capire che ero stato l’autore di quel brutto scherzo.
Mi subissarono d’improperi, ingiurie e insulti che non sto qui a ripetere.
Quando si furono calmati, dissi che avevano avuto la stessa sorte degli uccellini, con la differenza che loro si sarebbero potuto liberare, le povere bestiole invece sarebbero state prigioniere per sempre.
Spiegai che non vi è cosa più bella della libertà per ogni essere vivente. Che quelle creature che volavano libere e felici dovevano essere rispettate.
Da quel giorno, i ragazzi non si fecero più vedere e credo che abbiano smesso di compiere quei loro atti vandalici e sacrileghi. Io continuo a parlare con gli uccellini, ma credimi, non mi sento San Francesco.-